Implacabile – Yngwie J. Malmsteen

implacabile

Implacabile,  l’autobiografia di Yngwie J. Malmsteen, esce oggi in libreria per Arcana. Sono contento di vedere il mio nome vicino a quello di uno dei miei primi eroi metal (era già capitato con Dave Mustaine). Io ovviamente ho solo tradotto il volume, ma non importa:  credo sia lo stesso una soddisfazione, professionale e anche un po’ da fan. Non sto ad aggiungere altro sul libro, per il momento: mi auguro che piaccia, io ci ho messo tutto l’impegno possibile.

Skyfall in arrivo

L’ ultimo 007, Skyfall, uscirà tra meno di un mese in DVD e Blu Ray: la data dovrebbe essere il 20 Febbraio, almeno stando ai principali venditori online.

skyfall

Per quel che riguarda le varie confezioni disponibili, il giorno dell’uscita si dovrebbero trovare ovunque l’edizione standard DVD disco singolo e il Blu-Ray disco singolo. Non finisce qui: queste infatti sono le versioni che si troveranno ovunque. In rete però ho trovato altre due versioni in due shop piuttosto noti (non farò pubblicità, ma tanto li scoprite in due secondi). La prima è una versione Limited Edition Steelbook del Blu-Ray (custodia in metallo quindi, il contenuto non è noto, ma si parla di singolo disco e dunque parrebbe identico all’edizione standard). L’altra versione invece vede Skyfall incluso in “Cofanetto Daniel Craig” insieme a Casino Royale e Quantum of Solace, i due episodi precedenti: sugli eventuali extra però non ho altri dettagli.

Black Metal – Oltre le Tenebre

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È finalmente uscita in libreria la mia ultima traduzione per Arcana, il saggio Black Metal – Oltre le Tenebre. Ricco di illustrazioni e con contributi di Jon Kritiansen, Hunter-Hunt Hendrix, Ulver, Nathan T. Birk, N. Masciandaro ecc. Per quel che riguarda i contenuti, meno spazio alla cronaca nera legata alla scena (comunque presente) e più attenzione ad alcuni aspetti filosofici (il black metal rascendente, il rapporto tra BM e arte moderna, e una bella carrellata sul genere nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti.

Il black metal scandinavo, e specialmente il “vero black metal norvegese” non è sacro e inviolabile; di tanto in tanto ogni dogma deve essere criticato.

Questo è un tributo agli altri Imperatori Neri. – Nathan T. Birk

Un paio di segnalazioni, per cominciare.

L’idea alla base di questo post è che siccome scrivere recensioni in maniera seria e articolata porta via parecchio tempo e non è sempre possibile (accidenti sono un folle… recensisco solo i libri che ho letto per intero!) condividerò dei suggerimenti, delle indicazioni, delle segnalazioni, su libri non solo che ho letto ma anche che ho acquistato o sfogliato o messo nell’infinita coda di lettura (nell’articolo sarà specificato). Tanto per far girare le idee e magari confrontarsi serenamente.

Solo consigli ovviamente. Da lettore.

Fatte le premesse, cominciamo.

ITEM #1

Black Water – The rise of the world most powerful mercenary army – Jeremy Scahill

Questo ce l’ho in lettura e in futuro vi saprò dire di più. In Italia mi risulta inedito, ma è un bel saggio, un ottimo lavoro di giornalismo. E anche d’azione: l’incipit in Iraq con le testimonianze di un massacro imputato alla Blackwater fa spavento. E intendo spavento vero.  Altra parte terrificante  è il mecccanismo delle inchieste, delle commissioni. Insomma un libro che a mio parere è un bello sguardo su quella che se non è la seconda professione più antica del mondo, poco ci manca.

ITEM #2

Eisenhorn Omnibus – Dan Abnett


Se siete familiari con l’universo di Warhhammer 40k saprete tutto di Space Marines, dell’Imperatore e naturalmente dell’Inquisizione, l’ordine votato con ogni mezzo all’eliminazione delle forze del Caos. E quando dico con ogni mezzo, intendo dire che l’inquisizione non esita a esercitare il suo potere di obliterare le forme di vita di interi pianeti nel perseguire i suoi scopi. Divisa al suo interno in ordini dall’approccio diverso alla tematica dell’Eresia, l’inquisizione si muove prevalentemente nell’ombra: spesso i suoi membri si muovono all’insaputa gli uni degli altri, finendo per scontrarsi. Gregory Eisenhorn è una figura di spicco dell’ordine: duro, integerrimo, abile con la lama e con le armi da fuoco, dotato di poteri psichici e di un seguito composto da personaggi eterogenei che lo seguono ovunque. È anche un uomo la cui ferrea opposizione al Caos è spesso sul filo di una lama: nel corso della trilogia Eisenhorn stesso danzerà sul ciglio dell’Eresia, tentato da combattere il male col male. Questi tre romanzi sono una vera e propria investigazione interplanetaria, una caccia ad artefatti in grado di sconvolgere l’universo e un’indagine su complotti che arrivano alle più alte sfere della nobiltà e del potere. Gli Space Marines (e gli Space Marines del Chaos) compaiono appena, anche se quando lo fanno lasciano il segno, così come le altre icone dell’universo di WH40 come i Battle Titans: la prospettiva qui è più umana (per quanto si parliumani con poteri speciali) e naturalmente trattandosi di inquisizione, demoniaca. Forte enfasi è sul combattimento sia all’arma bianca che psichico e sull’esplorazione spaziale e di nuovi pianeti. I personaggi dell’entourage di Eisenhorn non sono sempre personaggi piacevoli (come per altro lo stesso protagonista, anche se poi alla fine si finisce per amarli) ma si fanno apprezzare e sono molto ben delineati. In tre romanzi per un totale di 768 pagine c’è tutto lo spazio per tratteggiarli. Due di loro, Gideon Ravenor e Alizebeth Bequin acquisteranno ancora più spazio nei successivi volumi Black Library, Ravenor e Pariah (in uscita). Lo consiglio a tutti quelli a cui piace mescolare la fantascienza con una bella dose di paranormale, di azione e investigazione. Dan Abnett già all’opera sull’Eresia di Horus si conferma un maestro nel descrivere l’azione dell’universo WH40k anche se qui siamo lontanti dal “gun-porn” (definizione non mia) di alcuni volumi dell’Eresia o altre storie con protagonisti i Marines.

In Italia è uscito solo il primo volume, Xenos, per Mondadori, tradotto da Ivan Fulco e Massimiliano Marino.

The Kings of Cool

Ho finito di leggere “The Kings of Cool”  (prequel a “Le Belve”, Savages) di Don Winslow giusto in tempo, visto che il 23 uscirà in italiano per Einaudi col titolo “I re del mondo” (tradotto ancora una volta da Alfredo Colitto e questa è un ottima notizia: lo stesso traduttore de “Le Belve”, prestazione davvero d’eccellenza).

Ho ritenuto quindi di scrivere una breve recensione, dopo mesi che non lo faccio, perchè si tratta di uno degli autori che più mi hanno colpito negli ultimi anni (quindi non sono imparziale).

Mini – premessa: forse Le Belve non è il mio preferito di Winslow (la scelta è difficile in ogni caso), anche se l’ho gradito parecchio.

Però…

Però Ben e Chon sono due Personaggi, e io sul serio non vedevo l’ora di rivedere in azione il duo e i loro comprimari (O e Paqu su tutti, ma gli altri non scherzano).

In preda alla curiosità ho letto The Kings of Cool in lingua originale, e le promesse sono tutte mantenute.  Il libro è veloce, feroce, adrenalinico ma non mancano passaggi più riflessivi (niente lentezze e prediche, tranquilli). Da notare che vi sono narrati avvenimenti che si svolgono in periodi diversi, per un arco temporale che parte dai Sessanta (1967) e arriva al 2005 (in questo ricorda Il Potere del Cane, seppur più breve e meno complesso). Così il “lancio” della mirabolante carriera di Ben e Chon nel mondo della marijuana di altissima qualità è l’argomento principale ma anche il perno su cui incastrare un ritorno al passato e il conseguente scontro tra Oggi e Ieri (scontro di concetti, di stili di vita, ma niente contrapposizioni scontate: “Ieri” , come capita, è diventato “Oggi”). Non si parla solo della storia criminale però, ma di un pezzo di storia californiana, che poi forse è un pezzo della nostra cultura (e controcultura?).

Al vertice del romanzo lo scontro generazionale quindi, criminale e non, diventa il punto di non ritorno, il passaggio tra due epoche. Quando noi, tutti Noi, siamo passati da essere “Woodstock” all’essere “Altamont” (nella realtà i due eventi considerati agli antipodi sono distanziati solo da un pugno di mesi: Altamont non cambiò le cose all’istante, ma contribuì a distruggere un’idea, per tutta una serie di motivi e  fattori impossibili da elencare qui. Altamont iniettò un virus. Didn’t killed the sixties, but…) .

Quando Los Angeles sono diventati Hell’s Angel(e)s.

Winslow narra in pieno belve-style: capitoli frequenti, numerosi. Corti, brevissimi (anche due parole, non è uno scherzo)… mettersi in fase di recensione a parlare di ritmo non ha senso (meno male), temere di annoiarsi neppure.

Chi ha letto Le Belve sa già cosa aspettarsi (ricordatene l’incipit: Vaffanculo. Fuck You.).

In questo The Kings of Cool, la musica non cambia. Certo la storia a paragone di libri come Il Potere del Cane risulta quasi lineare (però è anche più breve, quindi…), ma il doppio piano temporale complica le cose quel tanto che basta e si resta comunque in attesa di qualcosa, anche se il gioco si capisce abbastanza presto.

Non ha importanza: non si tratta di scoprire “chi è l’assassino” o chi è il Mister X di turno, quanto forse di capire chi sono Ben e Chon e O. Quando (e se) davvero sono diventati delle Belve e magari anche noi con loro (come eravamo negli anni Ottanta, per esempio?). Un concetto che nel libro si coglie ma senza che Winslow abbia alcun bisogno di farci la lezioncina: non è il suo stile. In un breve e incisivo passaggio e in citazioni sparse si ricostruisce la parabola completa: Woodstock – Flower Power -Meredith Hunter & gli Angels – Altamont. Compattata in un tempo brevissimo nel mondo reale, ma simbolica di un cambiamento più a lungo termine.  Nel libro si parla, si vive, si surfa, si picchia e si spara. Doppi giochi, tradimenti, ricatti, amicizia, amori che nascono, progetti di vita e verità su personaggi che ottengono il loro meritato spazio.

Poi tanto glamour, le “tavole”, la droga, i Narcos e la DEA: buoni e cattivi che si incrociano e si somigliano tanto, troppo. In più c’è un cameo d’eccezione che non vi rivelo per non togliervi il gusto di leggere, visto che è proprio uno di quel “giochi” che a volte gli autori fanno e che i lettori incalliti adorano.

Il ritorno di Ben e Chon quindi è tutto da godere; due personaggi ovviamente diversi da quelli de “Le Belve”, più immaturi,  ma con tutto il loro potenziale. Ora descritti in maniera più completa, con la loro storia e quella delle loro “famiglie” (perennemente fuori regola) e del loro “giro”. Una storia che poi si sovrappone a quella della California e di Los Angeles (abbinate questi due libri a Buon Giorno Los Angeles di James Frey magari e vi divertirete. Forse.) e dei suoi rapporti col Messico e con l’amministrazione federale. Forse così  si perde un po’ di mistero sui due protagonisti che al tempo stesso ne emergono come più profondi e interessanti. Scambio equo.

Mi piacerebbe sentire un giorno il parere di qualcuno che ha letto prima The Kings e poi Savages. Capire cosa ha provato.

Apprezzabili anche le citazioni musicali nel libro, in cima ad alcuni capitoli (Springsteen, Joni Mitchell e altri): leggendo mi sono trovato a sovrapporci alcune delle mie (ho pescato Adam Raised a Cain del Boss per l’occasione… ma non solo, volete provare una cosa da sommelier musicali? Anche Tumbling Dice degli Stones, o Gimme Shelter). Un gioco divertente.

Per finire e tornare sull’aspetto puramente adrenalinico della storia, c’è una frase che colpisce e che potrebbe essere lo slogan dell’accoppiata Savages – Kings of Cool.

Together, Ben and Chon make up a collective pacifist. Ben is the Paci. Chon is the Fist.